Presentazione dello strumento
Negli ultimi anni il tema dell’acqua e delle criticità derivanti dalla sua gestione è divenuto centrale all’interno del dibattito mondiale, ad ogni livello: economico, istituzionale, politico e sociale. La principale motivazione per tale interesse deriva dal fatto che l’acqua è una risorsa scarsa, per quanto rinnovabile.
Nell’ambito della gestione dell’acqua si è raramente pensato al problema del suo consumo e inquinamento lungo l’intera catena di fornitura e di produzione. Da ciò risulta una scarsa consapevolezza del fatto che gli enti, le organizzazioni e le caratteristiche delle catene di produzione e rifornimento influenzano fortemente il volume di acqua consumata, la distribuzione spaziale e temporale del suo utilizzo e la tipologia di inquinamento associata al consumatore finale del prodotto.
L’idea di considerare l’acqua lungo la supply chain ha iniziato a suscitare un certo interesse in seguito all’introduzione del concetto di Water Footprint (WF).
La Water Footprint (WF) o impronta idrica è un indicatore che fornisce una misura dell’appropriazione, da parte dell’uomo, dell’acqua dolce disponibile a livello globale. Si configura quindi come un indicatore dell’interferenza umana nel ciclo dell’acqua, dal momento che misura il volume totale di acqua evaporata (superficiale, di falda e piovana immagazzinata nel suolo) e il volume d’acqua inquinata associata alla produzione dei beni e dei servizi, facendo riferimento oltre al consumo, anche alla tipologia di acqua, al luogo e al periodo del suo utilizzo.
Si tratta di un tema che si configura pienamente come ambito di ricerca, tanto che il processo di normazione a livello di ISO, fortemente voluto dalla Nestlè, è iniziato solo di recente.
I ricercatori del Centro Studi Qualità Ambiente (CESQA) dell’Università di Padova possiedono le competenze specifiche sull’argomento legato al Water Footprint e partecipano ai tavoli di lavoro internazionali per la stesura delle norme finalizzate all’applicazione di tale strumento nelle organizzazioni.
L’origine della Water Footprint
Il concetto di Water Footprint (WF) è stato introdotto nel 2002 da Hoekstra durante l’International Expert Meeting on Virtual Water Trade tenutosi a Delft, in Olanda. Questo termine è stato principalmente introdotto con lo scopo di mettere in evidenza il legame tra consumo e utilizzo d’acqua da parte dell’uomo e tra commercio mondiale e gestione delle risorse d’acqua.
Dopo essere stato lanciato nel 2002, attorno a questo concetto si è discusso molto a vari meeting internazionali, tra i più recenti si ricordano il Water Footprint Summit a Miami (26-27 Febbraio 2009) e il Quinto Forum Mondiale sull’acqua a Istambul (16-22 Marzo 2009).
Dal 2007 ad oggi sono stati creati dei gruppi di lavoro, tra cui il Water Footprint Working Group (WFWG) e il Water Footprint Network (WFN), e sono stati avviati dei progetti per il calcolo della WF; tra i più importanti vanno citati un’iniziativa per l’applicazione del concetto di Water Footprint alla fabbricazione delle applicazioni plastiche e due progetti avviati dalla Coca Cola e dalla Nestlè.
Calcolo del Water footprint a livello di prodotto
La WF di un prodotto (bene o servizio) è definita come il volume totale di acqua dolce utilizzata in modo diretto e in modo indiretto per realizzare il prodotto.
Nel calcolo della WF di un prodotto si utilizza un approccio di ciclo di vita, nel senso che essa viene stimata considerando l’utilizzo d’acqua in tutte le fasi del suo ciclo di vita.
È riconosciuto che l’utilizzo di acqua relativo ad un prodotto non è limitato alla sola fase della sua produzione, per molti prodotti infatti l’impiego di questa risorsa è coinvolto anche nella fase di utilizzo o consumo del prodotto stesso. La frazione d’acqua impiegata in quest’ultima fase non viene inclusa nella definizione di WF del prodotto ma va considerata come parte della WF del consumatore. Analogamente, l’acqua adoperata nel riutilizzo, riciclo o smaltimento di un prodotto viene annoverata nella WF dell’azienda o dell’organizzazione che provvede a quel servizio e nella WF del consumatore che trae beneficio dal servizio stesso. La procedura di calcolo della WF è simile per tutte le tipologie di prodotti, siano esse derivanti dal settore agricolo, industriale o dei servizi.
La procedura ipotizzata per il calcolo del WF di un prodotto prevede:
1.Analisi dei processi di produzione
2.Raccolta dati relativamente al consumo/utilizzo di acqua nelle fasi del ciclo di vita del prodotto
3.Progettazione dell’indicatore WF per lo specifico prodotto oggetto dell’analisi.
Risultati attesi e vantaggi
La diffusione di questo nuovo indicatore è un elemento importante per promuovere un utilizzo sostenibile, giusto ed efficiente della risorsa acqua a livello mondiale.
Il calcolo della Water Footprint permette di ottenere i seguenti vantaggi:
-consente di determinare i consumi di acqua relativamente al prodotto scelto in seguito alle scelte strategiche dell’organizzazione;
-consente di comunicare con chiarezza ed affidabilità i risultati a cui perviene a Clienti e Fornitori e alle Istituzioni;
-consente di coinvolgere in modo attivo e partecipativo tutti i soggetti coinvolti di filiera al fine di ottenere dei risultati grazie a azioni sinergiche tra tutti i soggetti coinvolti;
-guida l’organizzazione verso la sostenibilità ambientale del proprio business;
-può essere utilizzato come strumento per ottimizzare le attività/processi/prodotti a maggior impatto sul consumo di acqua e quindi di guidare scelte di eco-design di prodotto e di processo;
-rafforza l’immagine dell’azienda sia a livello nazionale che internazionale, dove le esperienze di questo tipo sono molto limitate in quanto la variabile ambientale e la gestione della risorsa acqua in particolare, saranno al centro dei dibattiti a livello scientifico e produttivo.
Il progetto WATER FOOTPRINT è curato dal Centro Studi Qualità Ambiente, c/o Dipartimento di Processi Chimici dell’Ingegneria, Università degli Studi di Padova. |